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Equiseto proprietà e benefici

Equiseto proprietà e benefici

Alcune piante, pur avendo tradizioni antichissime, sono rimaste di dominio esclusivo della medicina popolare e tra queste l’equiseto. Usato nell’antichità per la sua azione diuretica ed emostatica, solo all’inizio del nostro secolo venne valorizzato e preso in considerazione, sia dal punto di vista clinico che farmacologico, confermando così la sua triplice azione diuretica-emostatica-rimineralizzante (2).

Equiseto pianta

L’equiseto (Equisetum arvense) è una pianta erbacea perenne, senza foglie né fiori, di 20-60 cm di altezza (ma può raggiungere anche i 2 metri), che cresce nei luoghi umidi, silicei e argillosi, in tutta l’Europa, l’Asia, l’Africa, l’America settentrionale. E’ comunissima in Francia e il fatto che venga calpestata ogni giorno l’ha fatta tenere in poco conto negli ultimi 50 anni.

"Equisetum" viene dal latino equus (cavallo) e seta (setola, criniera). L’equiseto somiglia a una coda di cavallo. Anche arvense deriva dal latino “arva”=campi. Equisetum arvense è la coda cavallina dei campi. Parti usate in fitoterapia: gli steli o la pianta intera. Da Erborista aggiungo che la coda di cavallo ha steli fertili che germogliano in primavera e steli sterili che appaiono in maggio. Si usano quest ultimi, raccolti in estate, sia freschi sia essiccati al sole o al forno. 

Equiseto proprietà

L’equiseto è una delle piante più preziose di cui ci si dovrebbe ricordare più spesso per gli astenici, i demineralizzati, gli aterosclerotici, i pletorici, i malaticci comuni, i malati colpiti da affezioni degenerative (1).

Proprietà: diuretico; emostatico, astringente; rimineralizzante; emopoietico; favorisce le mestruazioni; antidegenerativo; cicatrizzante (1).

L’equiseto è considerato dalla Commissione E tedesca un blando diuretico da adoperare per il trattamento dell’edema statico e post traumatico, nonché per la “terapia diluente” nei casi di stati infiammatori ed infettivi del tratto urinario inferiore, del rene e per il trattamento della renella; per uso esterno viene raccomandato per favorire la guarigione delle ferite (3) e secondo il Dott. Valnet per le afte e contro la caduta dei capelli (1).

Equiseto cosa contiene

L’equiseto (parti aeree) contiene flavonoidi (principalmente isoquercitina), acidi organici (per es. ascorbico, cinnamico e dicaffeicotartarico), Sali minerali (18-20%, abbondanti quelli di potassio), saponine e tracce di alcaloidi. La pianta è inoltre ricca di silice (5-6%).

Le parti aeree dell’equiseto sono la fonte vegetale più elevata di silicio, come acido silicico e silicati idrosolubili. Il “silicio di equiseto” è prevalentemente di natura organo-colloidale, perché legato a proteine, lipidi e amidi: per tali motivi questo complesso è definito “organo-solubile” anche per la sua facile assorbibilità nei tessuti. Comunque, è interessante quantitativamente anche la presenza di altri sali minerali, come quelli di potassio (1,8%), calcio (dall’1% e fino al 2,4%, a seconda del contenuto calcareo delle località di raccolta), magnesio, fosforo, zolfo. A queste sostanze si attribuiscono le proprietà remineralizzanti e diuretiche della droga (4).

Equiseto: benefici

Un importante capitolo sulle proprietà terapeutiche dell’equiseto riguarda l’attività remineralizzante. La sua azione remineralizzante, confermata per secoli dalla tradizione popolare, non era conosciuta nei suoi meccanismi d’azione finché Vaquelin suggerì l’ipotesi che tramite probabili riarrangiamenti di sito degli elettroni, il silicio potesse facilitare la formazione di carbonato di calcio. Il silicio facilita la ricalcificazione accelerandone i tempi.  Il silicio è presente in tutto il nostro organismo, ma in particolar modo nel tessuto aortico e nei tendini, così ad esempio, la sua diminuzione legata ai processi di invecchiamento delle fibre elastiche nel tessuto aortico rende ragione dell’uso dell’equiseto come preventivo nella cura dell’arteriosclerosi, in quanto favorirebbe un rallentamento dell’invecchiamento delle fibre elastiche.

Per quanto riguarda l’attività diuretica, la diuresi provocata dall'equiseto è puramente idrica, senza alterazioni del tenore di elettroliti. La Commissione E tedesca consiglia l'equiseto negli edemi post traumatici e statici e nella diuresi forzata in caso di affezioni batteriche  ed infiammatorie delle vie urinarie escretrici e contro la renella.

L'equiseto può anche essere impiegato come coadiuvante nella terapia dimagrante; inoltre svolge azione protettiva sulle mucose determinando un’azione protettiva e favorente la cicatrizzazione. La pianta è assai usata in cosmetologia per la prevenzione delle rughe, dell’invecchiamento cutaneo, della cellulite.

Equiseto: come assumerlo

Di equiseto può essere assunto: il succo fresco, il decotto della pianta fresca o di polvere, la polvere (in cachet, capsule o tal quale), la soluzione integrale di pianta fresca, l'estratto fluido, la tintura madre. Alcune considerazioni in merito:

- per il Chiereghin (4) la silice dell’equiseto sembra avere un assorbimento migliore in ambiente acido ed è maggiore negli estratti acquosi concentrati, nei nebulizzati o nei concentrati totali, piuttosto che nella Tintura Madre, perché il ridotto contenuto d’acqua di questa forma galenica riduce la possibilità di una presenza significativa dei vari sali minerali che sono prevalentemente idrosolubili. Tuttavia recentemente (Fabre, Geay, Beaufils, 1993) è stata evidenziata l’attività tiaminasica di estratti di equiseto. Quest’attività consiste nella scissione enzimatica della tiamina in un derivato pirimidinico e in uno tiazolico. Pertanto, per evitare questo inconveniente, l’impiego dell’equiseto non va protratto per lunghi periodi (il trattamento di norma non deve superare i 15 giorni). Altrettanta cautela dovranno osservare le persone con scarsa funzionalità renale (scarsa eliminazione, calcolosi), onde evitare pericolosi accumuli salini, in particolare potassici. L’equiseto oggi è comunque considerato sicuro, purché non venga usato durante la gravidanza e l’allattamento. Sopra i 45-50 anni, però, il suo impiego richiede cautela, un uso limitato e opportuni periodi di sospensione (4).

- il Canadian health Protection Branch richiede che nei preparati non sia presente l’enzima tiaminasi in grado di distruggere la vit B (tiamina): alcol, temperatura elevata e alcalinità neutralizzano tale enzima e quindi tinture o preparazioni galeniche che sottopongono la pianta a calore dovranno essere le forme galeniche preferenziali nell’uso terapeutico (2). La letteratura non segnala effetti secondari e tossici alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale. Come per tutte le piante ad azione diuretica, prestare attenzione alla contemporanea assunzione di farmaci diuretici (sommazione d’effetto)(2). Per quanto riguarda le dosi di assunzione della Tintura Madre di Equiseto: la Campanini (2) consiglia 30-50 gocce tre volte al dì. 

Equiseto per uso esterno

In cosmesi l'equiseto è molto utilizzato per la produzione di creme anticellulite e antirughe, contro l'invecchiamento cutaneo e per la realizzazione di prodotti per il peeling. La ricchezza di sostanze mineralizzanti e che stimolano la produzione del collagene rende l'estratto di equiseto molto adatto a mantenere tonici i tessuti ed elastica la pelle. In caso di capelli deboli e molto fini può essere una bella idea fare l'ultimo risciacquo del lavaggio con un infuso di equiseto concentrato ottenuto con una decina di steli per ogni mezzo litro di acqua: è un ottimo rimedio remineralizzante che dona più corpo ai capelli (5).

Dott.ssa Laura Comollo

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FONTI:

(1) J. Valnet, "Fitoterapia"

(2) E. Campanini, "Fitoterapia"

(3) Capasso, "Fitoterapia"

(4) P. Chiereghin, "Fitoterapia per il farmacista"

(5) Fabio Firenzuoli, Francesco Epifani, Valeria Severi, "Dimagrire con le erbe"